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Presentazione de La verità sta in cielo il film di Roberto Faenza sul caso di Emanuela Orlandi

29/09/2016 | Interviste |
Presentazione de La verità sta in cielo il film di Roberto Faenza sul caso di Emanuela Orlandi

Anteprima romana questa mattina per La verità sta in cielo, il nuovo film diretto da Roberto Faenza incentrato su uno dei misteri più grandi della recente storia italiana: la scomparsa di Emanuela Orlandi. La pellicola è interpretata da Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini.
 
Il 22 giugno 1983 la quindicenne Emanuela Orlandi, sparisce dal centro di Roma e non farà più ritorno. La ragazza è figlia di un commesso pontificio e ben presto si capisce che la scomparsa coinvolge diversi poteri forti, dal Vaticano alla Banda della Magliana fino a Mafia Capitale. Il film racconta la piramide omertosa che da quel momento metterà in ginocchio la capitale. Una vicenda con derive ancora attuali che coinvolge politica, criminalità organizzata e una parte della Chiesa.

A distanza di più di 30 anni e sollecitata dallo scandalo di “Mafia capitale”, nel 2015 una giornalista di una rete televisiva inglese viene inviata a Roma per indagare su quello che resta a tutt’oggi un mistero. Con l’aiuto di un’altra giornalista, inviata di un programma televisivo italiano, entra in scena il personaggio di Sabrina Minardi. La donna è stata l’amante di Enrico De Pedis, meglio noto come “Renatino”, il boss che per anni ha abilmente gestito il malaffare della capitale, finendo sotto i colpi della rivale banda della Magliana. De Pedis verrà sepolto nella Basilica di S. Apollinare proprio accanto alla scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi: un altro mistero. La Minardi decide di raccontare alla giornalista quello che sa sul sequestro della ragazza. Ma è la verità? Quale intreccio si cela dietro questo crimine rimasto impunito per trent’anni?
    
Alla conferenza stampa seguita alla proiezione il regista Roberto Faenza si è presentato per primo incontrando la stampa insieme a Paolo Del Brocco di Rai Cinema che ha coprodotto il film con Elda Ferri e Jean Vigo Italia.
La verità sta in cielo uscirà nelle sale il 6 ottobre distribuito da 01 Distribution in 250 copie.

La prima domanda per Roberto Faenza prende spunto dal titolo.
Il film si intitola La verità sta in cielo, ma un regista deve lavorare sulla terra e cercare la verità in mezzo a tante bugie. Ci può raccontare questa ricerca?

Roberto Faenza: “Innanzitutto ringrazio Rai Cinema per aver avuto il coraggio di fare un bell’investimento, è la prova che è un vero servizio pubblico. “la verità sta in celo” questa frase avrebbe detta Papa Francesco quando ha incontrato la famiglia Orlandi. Per la prima volta un Papa dice che la morte della ragazza deve ancora trovare la sua verità. Il film è il contrario di questa frase, la verità sta in terra. Il film da un assist per tirare fuori quello che veramente si sa su Emanuela Orlandi, e ha questa valenza, deve aiutare a percorrere l’ultimo metro di strada prima di raggiungere la verità”.

Cosa c’è in quest’ultimo metro secondo lei? Ha mai pensato di fare piuttosto un documentario che non un film?  
Roberto Faenza: “Io penso che più che un documentario ci si potrebbe fare una serie perché in questa storia ci sono tanti personaggi che non ho approfondito.
Per quello che riguarda questo ‘ultimo metro’ la magistratura italiana ha chiuso le indagini nel 2016 perché non riteneva ci fossero prive sufficienti per un processo. Ma se si leggono le 88 pagine della richiesta di archiviazione ci sono tutti gli elementi per andare al processo. Il documento in possesso del Vaticano, il famoso fascicolo, appare agli atti, non l’ho inventato. E’ indubbio che il Vaticano abbia questo dossier, ma perché non lo tira fuori? Io no credo che questo film convincerà qualcuno a tirarlo fuori. Ma se Papa Francesco vuole trasparenza qualcuno forse lo tirerà fuori”.

Chi l’ha aiutata nella ricerche per il film? Qualcuno invece le ha messo bastoni fra le ruote?
Roberto Faenza: “I giudici, la famiglia e in particolare Pietro anche se all’inizio ero un po’ titubante ma l’aiuto dei  magistrati si è rivelato prezioso, senza i giudici non avrei fatto questo film. Non mi hanno messo bastoni fra le ruote anche se su internet hanno già scritto qualcosa contro il film”.

Quanto a livello emozionale si è portato e si porterà dentro?
Roberto Faenza: “Questo film nasce dalla convinzione che il dolore di questa famiglia debba trovare una risposta. Se a Roma vai in giro per la strada la gente fa un passo indietro ancora oggi se si nomina Emanuela Orlandi. La chiusura delle indagini è un grande errore storico, perché questa storia andrà avanti, perché si sa che è ancora aperta. Forse si hanno timori perché coinvolge un papato come quello di Papa Wojtila che è stato appena fatto santo. Ma non credo che il Papa sapesse la verità. Ma allora perché non tirare fuori questo famoso dossier custodito in Vaticano?  Beh sapete una volta mi è stato risposto da un addetto del Vaticano: ‘sa qui si perdono moltissimi documenti’.

La sottolineatura sul pontificato di Papa Wojtila è una cosa mai vista prima, perché nessuno ha avuto il coraggio di farlo prima questo film?
Roberto Faenza: “Io volevo farlo da tempo ma non pensavo che lo facesse Raicinema. Io stesso non pensavo che Del Brocco avrebbe detto di si. Hanno avuto un bel coraggio e credo che sia un bell’esempio di servizio pubblico.
Riguardo al pontificato di Wojtila è indubbio che quel pontefice abbia usato grosse somme di denaro per sconfiggere le dittature di alcuni paesi dell’Est. Quel pontificato ha avuto una sua linea e ha avuto questo personaggio di Monsignor Marcinkus. Io non ho inventato nulla, come ad esempio l’incontro di Marcinkus con l’FBI. Sono cose che lasciano il pubblico esterrefatto, sono cose che il pontificato di Bergoglio non farebbe mai. Non vorrei che questo film fosse visto solo come il racconto dell’’anima del diavolo’ perché è molto meglio, come dice il vescovo del film, “il clamore del silenzio”.

Emozionante è stato l’intervento di Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela seduto in prima fila
“Io ringrazio tutti coloro che hanno realizzato questo film. Roberto ha messo davanti alla professionalità un vero senso di giustizia. Sono stato contento perché, al di là delle ipotesi, è giusto che lui abbia focalizzato l’attenzione sull’archiviazione del caso. E’ una situazione molto complicata però lo stesso procuratore capo ha scritto nella richiesta di archiviazione che ci sono elementi indiziari legati alla Banda della Magliana. Spero che questo film sia visto anche da chi ha deciso di archiviare perché rinunciare alla giustizia è un grandissimo sbaglio”.

La parola torna a Faenza che dichiara:
Roberto Faenza: “Questo film verrà attaccato per vari motivi però se leggete le 88 pagine della richiesta di archiviazione vedrete che sono cose vere, come il fatto che la Minardi era una drogata e anche le cose su De Pedis. E’ fondamentale verificare le fonti, io sono anche un ricercatore non solo un regista, non sono uno che si inventa le cose. Vi invito a vedervi la documentazione soprattutto sulla scena finale che è un’ipotesi ma è documentata sulla base di tutto quello che ho raccolto”.

Perché questo film non è stato presentato in festival come Venezia o Roma?
Roberto Faenza: “Devo dire che Barbera mi aveva chiesto di andare a Venezia ma non avrebbe avuto senso andarci perchè non si può uscire in sala a un mese di distanza”.

Perché dice che il film verrà attaccato? A chi pensa che dia fastidio?
Roberto Faenza: “Già hanno scritto contro il film. Io non ho fatto un film-verità, è un film, la mia società di produzione si chiama Jean Vigo. E proprio Vigo diceva che un film deve dare un punto di vista documentato. A me interessava l’aspetto umano di un personaggio come quello di Sabrina Minardi: prima è una star (aveva sposato giovanissima il calciatore Bruno Giordano), poi piano piano declina diventa una prostituta, apre un bordello, diventa l’amante di un boss come De Pedis, la sua è una storia shakespeariana e a me piaceva, poi, se dice cose che non sono provate, non lo so, anche se non penso che sia così”.

Ci racconta dei suoi attori?
Roberto Faenza: “Hanno accettato tutti di essere pagati poco perché hanno creduto nel film. Ad esempio Shel Shapiro è stato fantastico o Greta Scarano che si sottoponeva ogni giorno a sei ore di trucco. Un cast così me lo sogno!”.

Mentre Faenza saluta la stampa ecco proprio loro, gli attori: Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini e Shel Shapiro, pronti a rispondere alle domande dei giornalisti. La prima domanda è per tutti:
Dopo aver fatto questo film pensate che la verità sia in cielo come recita il titolo o da qualche parte sulla terra? Ma soprattutto abbiamo qualche speranza di toccarla con mano?

Maya Sansa: “Io penso che la verità sia in terra e sia di difficile accesso e che sia molto dura da accettare e per noi cittadini anche perché molto spesso non ci raccontano la verità. La verità è in terra ed è scritta nero su bianco da qualche parte”.

Questo è un film d’inchiesta che vorrebbe far riaprire il processo:
Valentina Lodovini: “Mi sembra una cosa buona e giusta, sono 33 anni in cui non viene fuori la verità,  ci sono mancanze profonde da parte del Vaticano. Insomma tutto si può dire tranne che la verità stia in cielo”.

Roberto Faenza ha detto che avete lavorato con un basso compenso. Per quale motivo avete aderito?
Greta Scarano: “Io ho aderito per due motivi: per prima cosa mi si presentava un personaggio incredibile e una sfida e in secondo luogo perché era un film su un caso che già da bambina mi aveva colpito molto, sono sempre stata attratta da questo caso. Spero che il valore del film venga riconosciuto dal momento che permette di cercare risposte a domande ancora oggi senza risposta. E’ un film che è un’ipotesi narrativa, un thriller d’inchiesta, un film necessario”.

Riccardo Scamarcio: “Faenza è un autore che ha avuto un atteggiamento molto serio e puntale rivelando dettagli anche secretati in documenti americani. Il suo approccio è stato uno dei motivi che mi ha spinto a prendere parte a questo progetto. Sapevo che Roberto lo avrebbe fatto e che ha avuto grande coraggio”.

Shel Shapiro: “Lo scopo di questo film è tirare fuori la verità in un Paese che tende sempre a non approfondire mai le motivazioni e le verità. Roberto ha avuto grande coraggio nel cercare di far rivivere questa storia, l’archiviazione dell’inchiesta è purtroppo in linea con l’Italia, in Italia abbiamo l’archiviazione su tutto. Quando parli di certi problemi si archivia e basta”.

Una domanda per Maya Sansa, come sei entrata in possesso di un personaggio che è finzionale ma non fittizio?
Maya Sansa: “Spero che questo film spinga a riaprire il caso Orlandi e che la famiglia possa avere la verità. Per il mio personaggio Roberto ha trovato un ottimo escamotage, è una giornalista italiana che lavora in Inghilterra e per questo ha anche una certa ingenuità perché è stata per anni lontana dall’Italia, anche se la giornalista Maria ha passato anni a seguire altre notizie ora si ritrova catapultata a Roma che è la sua città con questo sguardo “ignorante”: questo aiuta il pubblico a ricevere meglio il film. E’ come gli spettatori ma con una professionalità da giornalista”.

Mentre il personaggio interpretato da Valentina Lodovini è una giornalista esistente, Raffaella Notariale.
Valentina Lodovini: “Io ho accettato di fare il film perché sono una cittadina indignata, credo che la conoscenza ci salverà, io amo agire, impegnarmi e schierarmi completamente, di una storia più se ne parla più si fa conoscere e magari si arriva alla verità. Io nel film rappresento la parte dell’Italia che non si arrende che vorrebbe sapere le cose, nello specifico interpreto una donna alla quale sono grata, fa parte di quei giornalisti che si rischiano per seguire una pista, per andare fino in fondo. Raffaella Notariale ha dedicato anni della sua vita e del suo tempo per fare quelle ricerche sulla banda dei “testaccini” e ha avuto l’intuizione di seguire Sabrina Minardi arrivando anche a delle verità importanti, per esempio il luogo dove è sepolto De Pedis”.

Greta Scarano interpreta Sabrina Minardi sia giovane che cinquantenne. Come hai affrontato il cambiamento fisico nell’arco di tanti anni e come vedi questo personaggio?
Greta Scarano: “Ho fatto il primo provino per Sabrina giovane e non sapevo che avrei fatto anche lei cinquantenne. Per me è stato come interpretare due personaggi. Io ho avuto accesso ad alcuni video realizzati da Raffaella Notariale per la trasmissione “Chi l’ha visto”, mostrano una Sabrina semi-nascosta  ma le risposte che lei ha dato hanno rappresentato per me una guida. Io vedo una donna che aveva un’incoscienza genuina e che si è lasciata travolgere dall’ambizione, quando ha deciso di redimersi ha pensato di fare i conti con quello che è stata”.

L’ultima domanda è per Scamarcio. De Pedis al cinema lo abbiamo conosciuto più volte. Qui però è un De Pedis inedito, una figura all’interno dei ‘testaccini’.
Riccardo Scamarcio: “E’ un De Pedis raccontato dalla Minardi che ha la funzione di raccontare il tipo di vita che i due conducevano. Poi si è individuata un po’ meglio la funzione e le capacità di De Pedis nell’intrattenere rapporti con tutti i personaggi e luoghi di potere: dai cardinali, ai servizi segreti, ai politici, ai banchieri. Ma questa è Roma… ed è così che va anche il mondo”.

Elena Bartoni                

 

 


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