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Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di David Mamet che ha incontrato il pubblico

18/10/2016 | Interviste
Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di David Mamet che ha incontrato il pubblico

Alla Festa del Cinema di Roma è arrivato David Mamet. Il celebre, drammaturgo, commediografo, sceneggiatore e regista ha incontrato il pubblico in un’affollata sala Petrassi dell’Auditorium presentandosi con un cappello Borsalino nero in testa (“un omaggio al mio homeboy Al Capone” scherza Mamet), fresco acquisto di questo soggiorno nella capitale.
Preceduto da grandi applausi, Mamet si è offerto alle domande del direttore della Festa del Cinema Antonio Monda parlando di cinema, scrittura, regia ma non solo. Le sue risposte sono piene zeppe di aneddoti e curiosità su nomi celebri dello star system, da Danny De Vito a Sean Connery. Con una chiosa finale sul politically correct ...

Il format di questo incontri condotti è sempre lo stesso, all’ospite di turno vengono sottoposte alcune sequenze di suoi film da commentare. Data la statura del personaggio, questa volta le clip sono state sette: quattro di film di cui Mamet è stato regista, e tre pellicole di cui ha invece firmato la sceneggiatura.

La prima clip mostrata è tratta da Phil Spector, un film per la rete televisiva HBO del 2013 con Al Pacino ed Helen Mirren.
Come hai affrontato un personaggio realmente esistito? Ha fatto ricerche?
Mamet: “Phil Spector è un uomo che è stato condannato a morte per omicidio. Ho esaminato il suo caso, la storia è basata sul rapporto tra lui e il suo deuteragonista, il suo avvocato (interpretato da Helen Mirren) che non crede in lui. In realtà questa parte doveva essere recitata da Bette Midler, ma Bette si fece male a una spalla e avevamo poco tempo. Allora abbiamo contattato Helen Mirren che ormai lavora pochissimo e si vive per la maggior parte del tempo in Italia, precisamente in Puglia. Io ho scritto una lettera al vero Spector e gli ho detto che riesco solo a scegliere personaggi folli. Neanche Al (Pacino) ha voluto parlargli perché mi ha detto: ‘Lo Spector che devo interpretare io non è quello che ha passato anni in prigione’. Mi è sembrata una cosa saggia”.

La seconda sequenza mostrata è tratta da Spartan film del 2004 con Val Kilmer e Kristen Bell.
Mamet racconta: “La scena di dialogo che avete visto l’abbiamo girata in 24 ore. Kristen Bell è un'attrice incredibile: col lei ho girato un video di ‘Funny or Die’ in cui interpretava una pornostar degli anni Trenta sotto processo. Mi ricordo che, dopo averla scritturata, e dopo una riunione che abbiamo fatto per il trucco, le ho detto che l’avrei accompagnata alla macchina, e l’ho vista rabbuiarsi. Dopo pochi metri ho capito che lei pensava volessi provarci. Kristen era molto contenta di poter usare nel film un coltello a serramanico”.
Poi, divertito racconta un aneddoto su Danny De Vito e un coltello a serramanico: “Danny De Vito invece non era contento, con cui ho lavorato molte volte, e anche con lui in un video per 'Funny or Die' in cui era il protagonista del remake di Gandhi. Una volta sul set di Hoffa l’ho preso in giro perché sosteneva di non saper usare il coltello a serramanico: io l’ho preso in giro, dicendo “Sì, figurati”, e lui si è messo a piangere. Ho pensato di averlo offeso, per le sue origini italiane, e sono andato a scusarmi. Lui si è voltato e ridendo ha detto: “Ti ho fregato!”.
Anche Gene Hackman una volta mi ha fatto un bello scherzo: non è facile andare d’accordo con lui, e io lo rispetto perché sono fatto allo stesso modo. Comunque, dopo le riprese di Heist viene da me, con un grande libro in mano, e mi dice che è un regalo per fare pace. Un libro con in copertina le foto di grandi ebrei della storia. Lo apro, e il libro aveva tutte le pagine bianche”.

La terza clip è tratta da Heist – Il colpo film del 2001 con Gene Hackman, una sequenza d’azione e senza dialoghi.
La domanda che segue: Sei drammaturgo, regsta, sceneggiatore e sei noto soprattutto per i tuoi dialoghi ma questa sequenza è senza dialoghi. Ti divertoedi più fare regista o a scrivere?
Mamet: “Mi piace sia scrivere che dirigere, allo stesso modo. Ma se sai girare, e anche scrivere dialoghi, è meglio che tu non lo faccia, che ne scriva il meno possibile. Il dialogo può essere una stampella, ma bisogna ricordare che il cinema è immagine in movimento, l’azione si può spiegare da sola. Al contrario, oggi ci sono queste formule da “soap opera”, nelle soap ci sono dialoghi che spiegano tutto quello che non si vede. La vera sfida di questo film, per me, era raccontare attraverso l’azione. Noi vediamo quello che fa ognuno dei personaggi con  tre immagini girate indipendentemente e poi riunite solo al montaggio. La parte più difficile è far arrivare tutto il girato in tempo per girare tre volte la scena”.

La quarta clip è tratta dal film State and Main - Hollywood Vermont con Philip Seymour Hoffman, Rebecca Pidgeon (sua moglie, presente in platea ndr.) e Sarah Jessica Parker.
La domanda riguarda la recitazione degli attori. Nei tuoi film tutto appare essere frutto della sceneggiatura ma quanto spazio lasci all’improvvisazione? Se lo lasci? 
Mamet: “Se ho lasciato mai spazio all’improvvisazione nei miei film? (Ride). Vi faccio un esempio: in Italia avete cibo meraviglioso, perché il cibo lo prendete sul serio, mentre in America oramai siamo solo ossessionati dalla presenza di glutine. Ma se tu fossi un cuoco, una volta preparato il tuo piatto, diresti al cameriere che può pure pasticciarlo tutto prima di servirlo al cliente? Io ho lavorato con gli attori tutta la vita, con i migliori al mondo, li adoro: ma nessuno mi ha mai detto “qui tu hai scritto questo ma penso che avresti dovuto scrivere quest’altro”. È questione di rispetto: perché io so fare il mio lavoro, mentre loro non sanno scrivere”.

Una domanda giunge spontanea: E’ vero che il tuo primo punto di riferimento per il lavoro di drammaturgo è stato Harold Pinter?
Mamet: “La gente studia cinema, studia letteratura, scrittura. Io non so quali siano le cose buone o giuste da studiare, ma solo quali siano le giuste fonti d’ispirazione. Per me è stato Harold Pinter: ha inventato un nuovo modo di raccontare le interazioni umane e i dialoghi, ha cambiato la nostra idea di drammaturgia. Non è stato una guida, ma una vera ispirazione”.
 
Si è passati alle clip di film di cui Mamet ha firmato la sceneggiatura.
La quinta clip è tratta da Gli Intoccabili di Brian De Palma.

Mament: “Ero dispiaciuto quando ho visto la scena della carrozzina, che Brian De Palma ha voluto inserire a mia insaputa. Ma è stato Ėjzenštejn che ha plagiato De Palma?
Riguardo a Sean Connery vi dico due cose. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha detto ‘Non ho guadagnato tanto con 007’. Un’altra volta ero con mia sorella, la stavo consolando perché stava attraversando un periodo difficile, ma dovevo sentirmi con Sean al telefono. Lei mi disse di salutarlo, perché era una sua fan. Ho chiamato Sean, e dopo aver parlato di lavoro gli ho detto di mia sorella: lui mi ha chiesto il suo numero, il giorno dopo l’ha chiamata ed è stato mezz’ora al telefono. Incredibile”.

Poi aggiunge un aneddoto su Nino Manfredi:
“Per un mio film, Things Change, volevo scritturare Nino Manfredi nel ruolo di un calzolaio italiano che deve diventare il sosia di un boss mafioso. Lui era interessato, allora sono venuto a Roma e abbiamo passato una bellissima giornata, un pranzo a Trastevere con tanti amici e tanto vino, un bellissimo pomeriggio italiano: ho pensato che quella era la vita che avrei voluto vivere. Poi un suo collaboratore mi ha fatto degli appunti al copione e mi ha proposto una modifica, io ho risposto: ‘ ma che c… ti è venuto in mente?”, e da allora non ho più avuto notizie di Manfredi”.

La sesta clip è tratta da Il verdetto di Sidney Lumet:
Mamet: “Avevo scritto un copione del film, che avrebbe dovuto girare Robert Redford, ma ai produttori non andava bene, e lo passarono a un’altra sceneggiatrice. Per me va bene, avrò scritto almeno 25 film che non sono mai stati girati ma che mi hanno pagato. Poi Redford ha abbandonato, e il progetto è passato nelle mani del mio amico Sidney Lumet. La mia amica sceneggiatrice mi chiede di intercedere presso di lui, perché c’erano dei miei problemi, e alla fine Sidney ha scelto il mio. E’ stato un esito da fiaba.
Nella prima versione del copione il verdetto vero e proprio non c’era, ma Sidney mi disse: “David, metti il verdetto in quella cavolo di sceneggiatura”.

La settima clip è tratta dal film Americani diretto da James Foley, ed è un eccezionale monologo di Alec Baldwin:
Mamet: “Tanti anno fa ero stato un attore disoccupato a Chicago e ho fatto una serie di lavori, lavoravo anche 14 ore al giorno, ho visto delle cose interessanti che ho poi inserito nel copione. Tempo dopo, ero nel Vermont e avevo iniziato a scrivere quella pièce, poi mi chiesero di tenere per sei mesi un corso di teatro e se avevo un testo pronto: ed ecco che scrissi “Americani”. Ma Alec Baldwin aveva degli impegni e non poteva girare il film. Poi all’improvviso si liberò ma il casting era già fatto e allora mi chiese di scrivergli un’altra parte solo per lui e io lo feci".

Una domanda ancora. Uno dei tuoi libri più famosi è “Bambi contro Godzilla” sul mondo di Hollywood, ma è sempre più difficile fare buoni film a Hoywood?
Mamet: “Il segreto è scrivere tantissimo, devi scrivere tantissimo per scrivere bene. Se a Hollywod fanno circa 2500 film all’anno, se consideriamo che c’è circa l’1% di buoni film allora ce ne saranno 25”.

L’ultima domanda riguarda il politically correct. Qualche anno fa hai dichiarato che volevi liberarti dall’atteggiamento 'politically correct' che consideri una patologia?
Mamet: “Quando ero ragazzo pensavo di non avere talenti, ho sempre pensato che sarei finito senza tetto. Poi ho scoperto che sapevo scrivere drammi e dialoghi e che potevo farci i soldi e incontrare ragazze. Se non vuoi sfidare il destino, che con me è stato benigno, non bisogna farlo, è meglio dire la verità. Quindi ho deciso che avrei sempre detto la verità. Anche se il dramma è sempre basato su una bugia e si risolve quando questa viene rivelata.
Shakespeare quando ha scritto “Amleto” aveva ragione a dire: con il teatro puoi far emergere la verità, facendo arrabbiare la gente e suscitando reazioni. Già il mio mestiere è far arrabbiare la gente. E’ questo il potere del teatro: vedere che la verità davvero ti può liberare”.

E’ mai successo che hai scritto una sceneggiatura e il film è venuto un disastro?
Mamet: “Non te lo dico. Ma se venite qui uno alla volta, ve lo dico”.
 

Elena Bartoni
 

 


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