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Presentazione romana di Beata ignoranza con la coppia Gassmann-Giallini alle prese con la dipendenza dai social

20/02/2017 | Interviste |
Presentazione romana di Beata ignoranza con la coppia Gassmann-Giallini alle prese con la dipendenza dai social

Anteprima romana questa mattina per Beata ignoranza, nuova commedia di Massimiliano Bruno interpretata dalla coppia Alessandro Gassmann-Marco Giallini. Molto aderente alla realtà di oggi e vicino alla generazione social-dipendente, il film racconta le vicende di due amici-nemici insegnanti di liceo che si sfidano su una problematica molto attuale: è giusta o no la dipendenza da social network? Si tratta di vera comunicazione o solo di condivisione di superficialità?
I due protagonisti la pensano in modo molto diverso. Filippo (Alessandro Gassmann) è un allegro progressista perennemente collegato al web, ed è un seduttore seriale sui social network, in grado di sedurre anche i suoi studenti grazie a un’app creata da lui che rende immediata anche la soluzione di ogni possibile calcolo. Ernesto (Marco Giallini) è un vero conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista anche con i suoi allievi, vanta una vita completamente fuori dalla rete.
Un tempo Filippo ed Ernesto erano migliori amici ma uno scontro duro e mai risolto li ha tenuti lontani, fino a quando si ritrovano a insegnare nella stessa classe. I loro punti di vista opposti li portano a una nuova guerra quando saranno costretti ad affrontare il passato che torna nelle vesti di Nina, una ragazza che li sottoporrà a un esperimento: Filippo dovrà provare a vivere senza la rete, Ernesto a entrarci dentro.

Presenti ad una affollata conferenza stampa in un hotel della capitale, il regista Massimiliano Bruno accompagnato dal cast al completo: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Valeria Bilello, Carolina Crescentini, Teresa Romagnoli.
Beata ignoranza uscirà nelle sale il 23 febbraio in più di 300 copie distribuite da 01 Distribution.

La prima domanda è per il regista Massimiliano Bruno. Come avete costruito la storia?
Massimiliano Bruno: “La genesi del film è in un post che ho scritto su Facebook quattro anni fa sperando che potesse essere il concept per un film in cui mi lamentavo del fatto che non riuscivo più ad andare al cinema o a teatro o a leggere un romanzo perché perdevo troppo tempo sui social. Insieme ai miei amici con cui ho scritto la sceneggiatura, Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi, è nata la storia. Ho capito che in me c’è una parte di Filippo e una di Ernesto. Mi ritrovo schiavo di gruppi di whatsapp inutili, io ne ho una settantina, gruppi che magari nascono in occasione di una cena e poi uno non se ne va più e ci rimane tutta la vita, tipo “Lasagna a casa di Gino”.
Per quello che riguarda la scelta della forma della sceneggiatura c’erano un po’ di film che ci hanno colpito e la cui forma può richiamare la nostra commedia, io amo la gloriosa commedia all’italiana e in particolare mi sono ispirato a due capolavori come C’eravamo tanto amati e Dramma della gelosia, anche lì i personaggi si rivolgevano direttamente alla macchina e parlavano direttamente al pubblico. Io sono figlio di quella commedia all’italiana e il mio ritorno alla regia era l’idea di fare un film che paradossalmente risultasse diverso da quelli che ho fatto negli ultimi anni. In questa forma non lineare del racconto abbiamo fatto convivere le due posizioni del film e per fare questo ho scelto Gassmann e Giallini che mi sembravano i più adatti a fare questi due personaggi. Gassmann nella vita è molto superficiale mentre Giallini è un anziano travestito da motociclista della Nomentana… (ride)”.

Una domanda per i due attori protagonisti, quanto siete simili a Ernesto e Filippo?
Marco Giallini: “Io mi rivedo molto in Ernesto, non sono uno che sta molto sui social, su Twitter ho messo una foto in sei anni, questi tweet non si capiscono, sono brevi frasi rivolte a non si sa chi. Ad esempio una frase “Non mi avrai mai, mi hai avuta una volta e basta!”, ma a chi lo scrivi invece di rompere le palle a me?”.

Alessandro Gassmann: “Io sono quello di  mezzo di noi tre, non sono né troppo dipendente né del tutto estraneo ai social. Uso solo Twitter, faccio piccole battaglie civili, lo uso solo mezz’ora la mattina e mezz’ora la sera. Credo sia importante conoscere i social anche se non si apprezzano. All’interno della rete c’è tutto il meglio e tutto il peggio della società ed è meglio conoscerla. Andrebbe insegnato l’utilizzo di queste cose a scuola”.

Marco Giallini: “Ma perché non impariamo la memoria di questo Paese per non fare gli stessi errori? Invece i social sono pieni di schifezze. Ma fatemi dire  una cosa: che bello quando la musica non si scaricava da Internet. Che bello quando facevamo la fila da 'Disfunzioni musicali' per compare l’ultimo album dei Clash!”.

Nel film ci soni due tipi di professori. Qual è la vostra idea di scuola e quale è migliore, quella di vent’anni fa o quella di oggi?
Alessandro Gassmann: “Io non lo so perché la scuola l’ho fatta in passato. Oggi ho un figlio di diciotto anni ma oggi mi sembra che la scuola se la passi benissimo. Io sono convinto che la scuola ipersevera fosse sbagliata ma sono anche convinto che non si possa essere tutti coetanei dei propri figli o dei propri allievi. Non bisogna fare gli amici dei figli o degli allievi. Io pongo dei paletti con mio figlio che oggi si stanno sempre più allargando. Ma è necessario porre dei paletti”.

Marco Giallini: “La scuola è morta come istituzione. Adesso lo scontro generazionale è differente perché internet coinvolge tutti. Non c’è più scontro perché è una cosa che prende tutti”.

Alessandro Gassmann continua a dire la sua sull’uso dei social: “Chi viene danneggiato sono le persone della nostra età. Ho una collaboratrice domestica di nome Assunta che si è fissata con un gioco che si svolge in una fattoria sul cellulare, ora ha quattro dispositivi su cui gioca contemporaneamente e insulta le persone, ora fa solo questo, non legge più e non si dedica più alla figlia e diventa aggressiva se le dici qualcosa”.

Marco Giallini: “Bisognerebbe ammazzarle tutte le galline!”.

Un'altra domanda per il regista. Ti sei trovato sul set due maschi “alfa”, come li hai gestiti?
Massimiliano Bruno: “Sono molto diversi tra loro e per fortuna danno ognuno l’agio di poter interagire con l’altro. Gassman arriva un’ora prima sul set, invece Giallini arriva dopo e nei primi dieci minuti ha bisogno di fare una polemica su qualcosa”.

Marco Giallini: “Il discorso è che c’è sempre qualcosa che non va! Ma dopo le 9 sono un agnellino”.

Massimiliano Bruno: “Quando stanno insieme e diciamo ‘motore, azione!’ io mi diverto a vedere come si trovano bene insieme pur nella loro diversità. Potrebbero fare un pezzo di carriera insieme come hanno fatto Vittorio Gassman, il padre di Alessandro, e Ugo Tognazzi”.

Una domanda per Valeria Bilello. Tu in questo film finisci sul web per errore, cosa che succede tanto di questi tempi.
Valeria Bilello: “Mi fa sorridere che una volta tanto non mi si chieda quanto di me c’è in questo personaggio (ride). La cosa bella del mio personaggio, Margherita è che è una ragazza libera, spudorata, vive la propria vita liberamente pur essendo una persona con una serietà e dignità anche se va a letto con chiunque”.

Interviene Teresa Romagnoli: “Io credo che noi donne possiamo essere indipendenti alla stessa maniera degli uomini. Noi cerchiamo con questo film di porre l’attenzione su chi ha un pregiudizio così brutto”.

Nel finale interviene anche Carolina Crescentini: “C’è poco da dire sulla libertà della donna, il problema c’era anche prima. Per quello che riguarda i social, sono si molto utili ma stanno cambiando le persone, dietro lo schermo del pc o del tablet non sei te stesso ma fai quello che vorresti essere. Ci sono una serie di cose tutelate dallo schermo che sono false. Perchè alcune cose, come ad esempio manifestare un dissenso per davvero, le persone non le fanno. Anni fa in un libro di Bauman, colui che ha teorizzato la società liquida, ho letto una frase che mi ha colpito: “Esisto sono visto dunque sono”. Il social media è una facciata ma non è niente di più”.

Elena Bartoni 


 

 


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