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La Bella e la Bestia - Recensione

15/03/2017 | Recensioni |
La Bella e la Bestia - Recensione

Una fiaba immortale non passa mai di moda, così come tutti suoi simboli e significati, un classico è un classico, se parliamo de La Bella e la Bestia poi la tradizione è lunghissima: letteraria prima cinematografica poi.
L’archetipo di riferimento è la favola di Madame Leprince de Beaumont pubblicata nel 1756 (a sua volta riduzione dell’opera di Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, prima versione edita della fiaba): meraviglioso racconto dalla ferrea morale che si basa su saldi principi eternamente validi. Dall’importanza della bellezza interiore su quella esteriore (principio su cui vale la pena di insistere mai come di questi tempi), il bisogno di andare al di là dei ruoli imposti dalla società, il valore dei libri e della conoscenza.
Questa versione live-action è il remake dell’immortale film d’animazione del 1991 che si collocava nel pieno della seconda età d’oro Disney (la fase che sfornò i successi de La Sirenetta, Il Re Leone, Aladdin) e che conquistò una nomination agli Oscar come miglior film (la prima volta per un film d’animazione) e due statuette (miglior canzone originale e miglior colonna sonora originale).
La Bella e la Bestia firmato Bill Condon (famoso per aver firmato Twilight: Breaking Dawn - Parte I e II e per il musicale Dreamgirls) mantiene intatta la versione animata compresi i testi di Howard Ashman e Tim Rice e le musiche di  Alan Menken. In fase di sceneggiatura, Condon si è avvalso della collaborazione di Stephen Chbosky e Evan Spiliotopoulos che hanno riportato i temi della fiaba all’interno di un mondo live-action.

La storia è nota: il prologo (come nel film animato del ’91) apre sull’antefatto che mostra la trasformazione del bel principe vanesio ed egoista nella Bestia e la maledizione lanciatagli da una maga (sotto le mentite spoglie di vecchia mendicante) sulla necessità di amare e di essere amati prima che una rosa magica perda il suo ultimo petalo. Il racconto si sposta poi nel villaggio di Villeneuve dove vivono la deliziosa Belle, suo padre Maurice, il rozzo ammiratore di Belle, Gaston, e il suo aiutante LeTont. Proprio Maurice si avventura nel castello della Bestia, dove viene fatto prigioniero. Il racconto prosegue con Belle che viene imprigionata al posto del padre e conosce la storia del sinistro maniero e dei suoi servitori che sono stati trasformati in oggetti o pezzi d’arredamento in seguito al maleficio che trasformò il Principe in Bestia. La parte centrale vede protagonisti Belle e la Bestia e gli sforzi fatti dai servitori per provocare nella ragazza un sentimento d’amore verso il mostruoso padrone del castello. La strada verso il lieto fine è spianata. 

Uno spettacolo grandioso. Un vero musical ma molto diverso dal recente e premiatissimo La la Land. Qui non si tratta una riflessione sul vecchio musical ma di un vero e proprio musical vecchio stile. Intendiamoci, vecchio stile nella facciata, ma realizzato con l’ausilio delle avanguardie più sofisticate in termini di tecnologia CGI.
Pur essendo un ricalco della versione animata del ’91 (con l’aggiunta di qualche intermezzo narrativo, di qualche canzone e di qualche dettaglio in più sulla storia di alcuni personaggi), il film di Condon non lascia insoddisfatti.
Una storia spettacolare di emancipazione, di progresso, di volontà di mostrare la parte migliore degli esseri umani, questo è La Bella e la Bestia in live-action dove un encomiabile lavoro di computer grafica fonde corpi veri e creature di fantasia.
La scelta di Emma Watson (nota per il ruolo di Hermione nella saga di Harry Potter) per la Belle di questa nuova versione, bellezza classica, viso acqua e sapone ma allo stesso tempo simbolo di una giovane donna emancipata (Belle è un’accanita lettrice e una acuta inventrice) ha colto nel segno. Ha sottolineato il regista: “Il fatto che lei volesse questo ruolo sin da piccola, di come il film l’avesse formata nel suo modo di diventare una donna indipendente e forte, e che con questo ruolo potesse influenzare un’altra generazione di donne, tutto questo mi ha fatto pensare che fosse una bellissima chiusura per questo cerchio. Il film del 1991 è stato abbastanza di rottura poi, per cui avevo bisogno di un’attrice così, e Emma è una vera femminista del XXI secolo”. Accanto a lei, l’attore britannico Dan Stevens (noto per il ruolo di Matthew Crawley nella serie “Downtown Abbey”) è stato capace di gestire un personaggio che per metà è digitale (la Bestia è creata al computer tramite performance capture e facial capture)
Se questa versione de La Bella e la Bestia è l’ennesima pellicola che percorre la nuova tendenza Disney del ‘remake live-action’ (filone iniziato da Maleficient e continuato con Cenerentola e Il Libro della giungla), la prova può dirsi riuscita.
Location, musiche e costumi da capogiro (che capolavoro l’abito giallo del celebre ballo!) non fanno altro che impreziosire la schiera di personaggi che ruota attorno a La Bella e la Bestia. Il cast di altissimo livello è il valore aggiunto di questo film: Kevin Kline dona un tocco di classe al personaggio del padre di Belle, mentre Luke Evans e Josh Gad regalano sfumature nuove ai ruoli dell’egocentrico rubacuori Gaston e del suo scagnozzo Le Tont (un personaggio qui ampliato rispetto alla versione d’animazione).
Semplicemente straordinaria la versione in CGI della popolazione del castello: il candeliere Lumière, l’orologio Tockins, il piumino Spolverina, il guardaroba Madame Guardaroba, il clavicembalo, la teiera Mrs Bric e il figlioletto Chicco (la tazzina capricciosa). Oggetti iconici capaci di prendere vita con le fattezze di una sfilza di nomi illustri: da Ewan Mc Gregor (Lumière, ex valletto francese del Pricipe), Ian McKellen (Tockins, ex maggiordomo), Gugu Mbatha- Raw (Spolverina, ex seducente cameriera), Audra McDonald (Guardaroba, ex cantante lirica), fino a Stanley Tucci (il clavicembalo ex Maestro Cadenza) ed Emma Thompson (Mrs. Bric che altro non era che la governante di origini inglesi prima di essere trasformata in teiera).
Insomma tra un sortilegio, un ballo (dove la cinepresa danza meravigliosamente insieme ai personaggi) e un incantesimo spezzato, la magia è servita, per grandi e piccini: mettetevi comodi, ascoltate, guardate e sognate. Ancora una volta.

Elena Bartoni
 

 


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