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Famiglia all’improvviso - Recensione

20/04/2017 | Recensioni |
Famiglia allimprovviso - Recensione

Risate e lacrime, un connubio perfetto per attirare la gente al cinema. E così è stato, almeno in Francia, per la commedia Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse.
Gli ingredienti del successo presso il grande pubblico ci sono tutti: un mattatore come Omar Sy (rivelazione di Quasi amici, tentato per un breve periodo dalle sirene hollywodiane e tornato poi alla commedia di casa sua) capace di unire fascino e simpatia, una piccola diva dal sorriso contagioso come Gloria Colston, un comprimario che sprizza simpatia da tutti i pori come Antoine Bertrand.
La storia (non nuovissima) di una paternità a sorpresa è di quelle che intenerisce e commuove.
Samuel (Omar Sy) si guadagna da vivere come skipper nel sud della Francia. La sua è una bella vita, senza responsabilità e legami importanti, tra feste, ragazze e divertimento. All’improvviso la sua vita cambia quando una delle sue vecchie fiamme gli lascia tra le braccia una bambina di pochi mesi: Gloria, sua figlia. La ragazza sparisce lasciandolo con quel piccolo fardello. Lanciatosi all’inseguimento della donna, Samuel vola a Londra dove la ragazza sembrerebbe vivere. Ma della donna nessuna traccia. Trovandosi solo, senza soldi, senza una casa e senza un lavoro, Samuel si dovrà reinventare una nuova vita dal nulla. Complice un nuovo amico londinese conosciuto per caso (Antoine Bertrand), il ragazzone troverà un nuovo lavoro e si costruirà una nuova esistenza crescendo amorevolmente la piccola Gloria. La bambina diventerà presto il centro della sua vita.

Storia che scalda il cuore non si cambia.
Liberamente ispirato al film messicano Instructions not included di Eugenio Derbez, campione d’incassi del 2013, Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse di Hugo Gélin prende la traccia di quella commedia adattandola alla fisicità e alla comicità naturale del gigante francese Omar Sy.
Il Samuel di Sy è il perno del film, un personaggio irresistibile, eterno bambinone che pensa solo al divertimento e cresce sua figlia costruendole intorno un mondo fatto di gioco e complicità. Trasformandosi da gigolo superficiale a padre amorevole, Samuel è il mattatore di una vita fantastica per sua figlia: una casa che sembra un parco giochi (scivoli al posto delle scale, divani a forma di elefante, omini Playmobil) e un divertimento continuo costruito su una serie di menzogne dette a fin di bene (la mamma è un’agente segreto in giro per il mondo che le manda mail e foto fittizie). A completare il quadro, un produttore gay, una specie di benefattore per Samuel (è lui a trovargli un lavoro come stuntman) e una sorta di secondo padre per la piccola Gloria.
Nella prima parte vera commedia, nella seconda metà il film vira decisamente verso il legal-movie e il melodramma. Con il ritorno in scena della mamma della bambina, la commedia cambia faccia: e così, dopo un rapido ritrovarsi con la piccola (troppo affrettata l’empatia che nasce tra Gloria e una madre finora sconosciuta), ecco la rivendicazione dei diritti, il tribunale, i giudici, gli avvocati, le sentenze di affidamento, sempre dolorose. E così il film, da favola irreale e divertente, passa a toccare un tema di spinosa attualità, con le tante battaglie per i diritti di ‘coloro che crescono’ contro quelle dei genitori naturali.
Il regista ha indicato le sue fonti d’ispirazione in film come La vita è bella di Benigni (soprattutto per la prima parte, quella vita costruita come un gioco ad uso esclusivo di un bambino) e de La ricerca della felicità di Gabriele Muccino. Ancora una coppia adulto-bambino, ancora una storia che mescola divertimento e commozione.
Un po’ manichea risulta la classificazione dei personaggi, il gigante buono affidato a Omar Sy, l’irresistibile bambina dalla chioma afro cui presta il volto Gloria Colston, il simpatico corpulento produttore gay dal cuore d’oro dell’attore canadese Antoine Bertrand, la mamma immatura e pentita di Clémence Poésy (il ruolo più difficile, un personaggio allo stesso tempo irritante, commovente e disorientante).
Il titolo originale del film, Demain tout commence riprende una frase del filosofo Bachelard e indica una filosofia di vita che è poi la morale di un film che solo sulle prime appare come un feel-good movie per rivelare poi un lato drammatico ad alto indice di commozione costruito ‘ad hoc’ per catturare il grande pubblico.
La storia di un percorso incredibile ma anche la parabola di un destino, una sequenza ininterrotta di casualità, in cui gli eventi si susseguono vorticosamente come i voli da stuntman del papà protagonista.
Tenuto in piedi dal carismatico e irresistibile Omar Sy, il film fa accomodare chi guarda in uno spericolato ottovolante nella pirotecnica prima parte, per poi lasciare scendere dalla giostra nella seconda metà. Perché nella vita di ognuno di noi il destino beffardo è sempre in agguato e, in quei casi, davvero le istruzioni non sono incluse.

Elena Bartoni
 

 


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