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Recensione di: Sciarada

“Sciarada” appartiene ad una di quelle intramontabili e bellissime pellicole degli anni ’60, ovvero il periodo dello scintillio Hollywoodiano, in cui un film era avvolto da una specie di eterna magia. Un sapiente mix tra la commedia romantica e il thriller scanzonato, fatto di humour, suspense e risate,  garbato ed elegante, che non cade mai nel violento, lo caratterizzano. Al ritorno da una vacanza, Reggie Lampert, un’americana che vive a Parigi (Audrey Hepburn), scopre che il marito è stato assassinato su un treno, ad aspettarla trova un ambiguo agente della CIA (interpretato da un simpaticissimo Walter Matthau), che le spiega la situazione e cerca di indagare allo stesso tempo per scoprire che fine abbiano fatto i famosi 250.000 dollari nascosti dal marito. Da quel momento in poi la sua vita si trasformerà in una “caccia al tesoro”, costantemente tampinata da loschi individui (George Kennedy e James Coburn), la giovane vedova dovrà riuscire a cavarsela e scoprire cosa c’è veramente dietro l’uccisione del marito. Ad aiutarla nell’impresa ci sarà uno dei più affascinanti attori di tutti i tempi, Cary Grant, riuscendo anche a trovare lo spazio per una buona dose di romanticismo.  Girato nel romantico scenario Parigino, il film è diretto da  Stanley Donen, già esperto regista di commedie, che qui si ispira volutamente ad Alfred Hitchcock,  prendendo spunto da alcuni classici del maestro del brivido come “Intrigo internazionale” e “Caccia al ladro”, con protagonista proprio Cary Grant,  riuscendo però a non cadere in una copia dell’originale, arricchendolo anzi di scenette ironiche come la “danza all’arancia” del protagonista, grazie anche al sostegno sapiente della  sceneggiatura firmata da Peter Stone che coniuga due stili cinematografici diversi, con talento, leggerezza e colpi di scena. Implementato dall’affiatamento attoriale della coppia Audrey Hepburn – Cary Grant, da mostri sacri come Walter Matthau,  e dai simpatici scagnozzi George Kennedy e James Coburn,  la pellicola viene condita dalle celebri musiche di Henry Mancini, per un risultato davvero irresistibile. I costumi sono della casa Givenchy, che ha curato il look della Hepburn per tutta la sua vita, e la fotografia di Charles Lang. Nel 2002 Jonathan Demme ne ha realizzato un remake con Mark Wahlberg e Thandie Newton “The truth about Charlie” riscuotendo però poco successo.

Sonia Serafini

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