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La mossa del pinguino – Recensione

Opera prima ricca di sottotrame e con una buonissima squadra di interpreti, La mossa del pinguino promuove a pieni voti l’attore e neo regista Claudio Amendola, che con il film riporta lo spettatore ai tempi della commedia italiana senza volgarità e del puro intrattenimento, riflettendo però sulle condizioni sociali della nazione.

Bruno (Edoardo Leo) è un marito e padre affettuoso, ma molto  inaffidabile. Per colpa della crisi, fatica a trovare un lavoro stabile e si arrabatta come può. Passa le notti a pulire i pavimenti di un museo romano insieme all’amico di sempre Salvatore (Ricky Memphis), complice dei suoi progetti più strani. Un servizio tv sul curling, disciplina sportiva invernale, accende in loro una nuova idea: candidarsi alle Olimpiadi in quella specialità. Una squadra di curling però, deve avere quattro persone, ecco che i due reclutano anche l’ex vigile Ottavio (Ennio Fantastichini) giocatore di bocce e il mago del biliardo Neno (Antonello Fassari). Eva (Francesca Inaudi), la moglie di Bruno, non è affatto d’accordo con questa decisione.

Attualità, amicizia, voglia di farcela e combattere con qualsiasi mezzo questa crisi occupazionale che attanaglia il nostro Paese. Amendola e Leo, che hanno scritto a quattro mani la sceneggiatura, hanno voluto puntare su questo, raccontando lo spaccato dell’Italia che non si arrende e sa affrontare, con creatività, questo difficile periodo.

Come una sorta di Full Monty all’italiana, La mossa del pinguino, mette al centro della storia quattro persone oneste, non i classici furbetti che si arricchiscono sulle spalle degli altri, e lo fa dimostrando come sia importante il concetto di squadra, di amicizia e dell’aiutarsi a vicenda.
L’ambientazione, che ricorda molto la Garbatella de I Cesaroni, così come il continuo parlare in dialetto o con una pronuncia tipicamente romana, contribuiscono a rafforzare l’idea di spontaneità e semplicità, che caratterizza la tragicommedia.

Tragica infatti, è la situazione lavorativa e privata dei protagonisti, ma ben presto, proprio con la forza che scaturisce dal loro stare insieme ed avere un progetto comune, i quattro dimostreranno che i sogni non hanno mai scadenza, che con impegno e volontà, ci si può riscattare dal destino e dimostrare quanto si vale.

Tra metafore esistenziali legate proprio al gioco del curling e riflessioni più terra terra, l’opera prima di Amendola si rivela degna di merito. La sintonia tra gli attori, ognuno fondamentale alla storia, una regia semplice, genuina e gags divertenti, alternate a scene commuoventi ed emozionanti, fanno sì che La mossa del pinguino possa considerarsi un gioiellino, senza tante pretese, ma pur sempre di valore.

Alice Bianco

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