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Recensione di: Thor

Basato sul celebre fumetto nato nel 1962 dalle geniali menti di Stan Lee e Jack Kirby. Il leggendario regno di Asgard è abitato da un popolo guerriero dotato di poteri formidabili. Thor, erede designato, tradisce la fiducia del padre Odino e viene confinato sulla Terra come castigo per la sua arroganza. Ridotto a normale umano (ma sempre un osso duro!) dovrà recuperare i suoi poteri per contrastare l’ambizioso fratello Loki, malvagio traditore. Torna nelle sale, con la regia prestigiosa di Kenneth Branagh, uno dei supereroi più “divini” e fisicamente potenti dello sconfinato universo Marvel. Le libertà rispetto all’originale sono evidenti, vedi l’assenza del medico Blake a fare da incarnazione terrena di Thor, o la stessa natura degli Asgardiani qui rappresentati come creature sovraumane ma non come dei. Una volta chiuso un occhio sui vari cambiamenti possiamo però salutare questo film come robusto e gagliardo aggiornamento del mito cartaceo, nonchè una delle più godibili trasposizioni da comics realizzate dal 2000 in avanti. Le luci dell’accurata messinscena sono infatti sufficienti a rischiarare le poche ombre causate da una trama non particolarmente originale. Per una volta si possono assaporare sequenze di combattimento e d’azione dirette con coinvolgente respiro epico, mai fracassone a vuoto ma anzi sprizzanti autentica energia guerriera. Senza fronzoli eccessivi, nè lungaggini nell’approfondimento psicologico,  la vicenda è narrata con un ritmo spesso infallibile che non si riduce alla piatta ruffianeria spettacolare. Nota di merito al 3D, qui finalmente funzionale sia per valorizzare i costosi effetti speciali sia per dare corposità tridimensionale alle grandiose scenografie. Accattivante l’interpretazione di Chris Hemsworth, un “finto inespressivo” che non gigioneggia veicolando comunque un quieto carisma, mentre Tom Hiddleston ci offre un Loki adeguatamente infido e interiormente tormentato in antitesi perfetta con l’odiato rivale. Promossi anche la sempre incantevole Natalie Portman nel ruolo di Jane e sir Anthony Hopkins nelle vesti di Odino, confermandosi entrambi come attori sopra la sufficienza persino non rendendo esattamente al massimo delle proprie possibilità. In definitiva il lavoro di Branagh è da promuovere come pellicola d’evasione degna di ogni centesimo del biglietto, non fedelissima verso il classico di Stan Lee ma eccitante quanto basta per espanderne ulteriormente la popolarità.

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